18 febbraio 2010

Sale comunali a pagamento

Che senso ha far pagare l’uso di sale comunali?
Quando le Amministrazioni Bartolomeo hanno, in tempi successivi, recuperato luoghi ove fosse possibile permettere ai cittadini, singoli o riuniti in associazione, di avere spazi attraverso i quali dialogare con la loro città, si sono attenute ad alcuni assunti:
- che il municipio è la casa di tutti i cittadini, non degli amministratori, che sono tali solo pro tempore;
- che il compito delle amministrazioni è quello di trovare e mantenere spazi pubblici, stimolare i cittadini a farne uso, a riconoscerli come propri;
- che il tessuto sociale si trama attraverso incontri e scambi;
- che il lavoro e l’impegno delle associazioni culturali sono qualcosa di cui la città deve essere grata;
- che anche il singolo cittadino che dedica tempo e talento per creare opere di arte e di ingegno deve poter offrire a tutti l’esperienza della sua opera;
- che i cittadini hanno diritto a luoghi dove si discute e si elaborano idee, dove ci si confronta;
- che i matrimoni civili, diritto dei cittadini a cui un’amministrazione non può sottrarsi, devono essere celebrati in un ambiente prestigioso.
E’ così nata la Sala Sicurezza, finalmente una sede dignitosa per i matrimoni e per le cerimonie a cui, proprio per queste finalità la famiglia Sicurezza ha affidato bellissime opere d’arte. Così sono state recuperate la Corte Comunale e l’annessa Galleria per spettacoli e mostre, così è stata approntata una Sala Consiliare degna della sua funzione istituzionale e abbastanza capiente per eventi di forte impatto pubblico. In ultimo sono state recuperate le due sale più recenti: l’Officina Culturale per offrire finalmente uno spazio ai giovani che in questa città non hanno nemmeno un riparo e la Sala dell’Archivio Storico che è stata dotata anche di strumenti per la proiezione di film, per tenere cineforum, conferenze e mostre.
L’impegno di quelle amministrazioni è sempre stato guidato da una pervicace volontà di rafforzare il tessuto culturale e identitario della città nell’ambito di una visione coerente e di una coerente interpretazione del ruolo stesso dell’amministrazione pubblica.
Tutto questo rende oggi inaccettabile che le associazioni e i cittadini debbano pagare per usufruire per fini pubblici di un bene pubblico.
Anche non costruire, non recuperare, non allestire e non curare nuovi spazi pubblici e contemporaneamente penalizzare le associazioni culturali e i cittadini tutti chiedendo il pagamento per le sale esistenti, scoraggiando l’arte, la cultura, il dialogo, l’incontro ha, purtroppo, una sua coerenza.
Se è lecito confrontare cose grandi con cose più piccole ci sembra che qualcosa accomuni la sciagurata volontà di vendere beni preziosi per la città come la Colonia Di Donato e la decisione di far pagare l’uso per fini culturali e sociali delle sale comunali.
E’ una visione privatistica e distorta della cosa pubblica che si traduce di fatto in uno scarso rispetto per i cittadini.